FAQ

1. Perché la mia azienda fattura bene ma sento che qualcosa non funziona?

Il fatturato racconta il passato, non il presente: dice quanto hai venduto, non come, con quali costi, con quanta fatica per le persone che lavorano con te. Puoi fatturare sempre di più e, allo stesso tempo, logorare i tuoi sistemi interni senza accorgertene. Il fatturato è solo un indicatore, per quanto importante, ma da solo non ha mai fatto una diagnosi. Occorre analizzare con maggiore profondità il funzionamento aziendale.

2. Da dove si inizia per riorganizzare un’azienda?

Si comincia fermandosi a guardare, non a intervenire. La tappa che quasi tutti saltano, convinti di averla già fatta “sotto la doccia”, è proprio quella del vedere: osservare, guardare con onestà la situazione attuale prima di cambiare qualsiasi cosa. Poi si procede analizzando, ma, mi raccomando, mai cambiando lo stato delle cose in questa fase.

3. Perché una riorganizzazione aziendale dopo pochi mesi torna tutto come prima?

Perché riorganizzare non è un evento, è un’abitudine. Le abitudini hanno bisogno di un metodo che si possa ripetere nel tempo, non di un grande progetto isolato fatto una volta e poi archiviato. Inoltre, le persone per cambiare metodo hanno bisogno di essere accompagnate, purtroppo non è sufficiente dirlo una volta pensando che tutto accada. Non funziona così.

4. Quali sono i segnali di un problema organizzativo in azienda?

Ci sono segnali ricorrenti: scadenze che slittano senza che nessuno le segnali, persone diverse che applicano la stessa procedura in modo diverso, processi frammentati tra troppe mani, risultati che arrivano sempre più tardi, persone sovraccariche accanto ad altre con tempi morti.

5. Come si riduce l’ansia legata ai numeri e alle scadenze in azienda?

Un cruscotto aziendale ben costruito, guardato ogni settimana e non solo a fine anno, ti permette di correggere la rotta quando costa ancora poco correggerla, invece di scoprire un problema quando è già troppo tardi. I numeri, usati bene, non decidono al posto tuo ma ti proteggono dal mentire a te stesso e sono un potente aiuto per la guida dell’impresa, ma non basta: se non hai un piano preciso e un’organizzazione, degna di tale nome, gli sforzi saranno immani e non è detto anche produttivi.

6. Perché in azienda se non ci sono io le cose non funzionano?

Vedila anche da un altro punto di vista: sei quindi tu il collo di bottiglia? Se le persone bussano alla tua porta anche per decisioni che non dovrebbero più riguardarti, le riunioni non si chiudono se non sei presente e altre situazioni simili, bhè: Huston abbiamo un problema! Il rischio di trasformarti da imprenditore a ingranaggio indispensabile porta con sè molte altre sfacettature poco utili per il funzionamento dell’azienda. Occorre lavorare per mettere le persone nella condizione di essere autonome, lo si può fare con un programma preciso.

7. Come si delega in azienda senza perdere il controllo?

Delegare non significa sparire: significa smettere di dover prendere tu ogni decisione, restando comunque nella posizione di chi ne segue l’esito. Non tutti meritano lo stesso livello di autonomia nello stesso momento: la delega va pensata come una scala da salire un gradino alla volta, persona per persona e compito per compito, non come un interruttore acceso o spento.

8. Come si rendono i collaboratori più responsabili e proattivi?

Assegnare un compito non basta a generare responsabilità: una persona si sente davvero responsabile solo quando ha qualcosa di concreto da perdere o da guadagnare in base al risultato. Inoltre, è indispensabile metterla nelle condizioni di poter davvero governare quello specifico ambito. Serve, inoltre, tradurre ogni responsabilità in un obiettivo misurabile, con un indicatore costruito su misura per quella persona e condiviso gradualmente.

9. Come si capisce come funziona davvero un’azienda oltre l’organigramma? Perchè non funziona l’organizzazione della tua azienda?

Serve cambiare gli occhiali con cui la guardi: ascoltare tutte le persone, non solo i responsabili, e individuare i nodi di rete, quelle persone che tengono in piedi un reparto senza che il loro inquadramento contrattuale lo dica. È anche il modo per rompere l’isolamento decisionale: i nodi di rete diventano un confronto reale su cosa funziona davvero.

10. Perché i progetti di cambiamento e di organizzazione in azienda falliscono dopo pochi mesi?

Il cambiamento non si comunica con una mail, si accompagna giorno per giorno, seguendo otto fasi precise e un programma di sviluppo dedicato. Dal creare un senso di urgenza reale fino a istituzionalizzare il nuovo modo di lavorare perché smetta di essere “il progetto” e diventi semplicemente come si fanno le cose in azienda.

cristina bonetti